giovedì 1 agosto 2013

Capitolo 11:La Tana Delle Statue

Oksa vedeva chiaramente che Gus le provava tutte pur di ritrovarsi a tu per tu con lei:. <<Cos'è successo? Hai un'aria molto strana...>> le aveva sussurrato quando l'aveva vista arrivare in mensa. Ma, subito dopo pranzo, lei si era sottratta con la scusa di andare in bagno. Che sciocchezza, c'era stata dieci minuti prima! Non volendo passare per sciocco, Gus aveva cercato di trattenerla. Troppo tardi: lei si era già dileguata...
Il primo giorno di scuola, approfittando del proprio ruolo di anziano del St Proximus, Merlin aveva condotto Gus, Oksa e Zelda in visita, guidandoli attraverso i labirinti della scuola. Un posto più di tutti aveva colpito Oksa: il locale dove erano conservate le vecchie statue danneggiate, che il gruppetto aveva subito battezzato <<la tana delle statue>>. Ansiosa di fuggire alle domande di Gus, Oksa fece fatica a ricordarne l'ubicazione. Ma appena ne ebbe varcata la soglia, capì di aver scelto il luogo ideale per isolarsi. Da quella antica cella monastica emanava un'atmosfera strana e appartata, perfettamente adeguata al suo stato d'animo. In quell'oscurità appena incrinata dalla luce delle vetrate, lei si richiuse per quasi un'ora, addossata al busto di un santo sconosciuto.
Dopo l'infelice incidente con l'abominevole McGraw, si sentiva in preda alle peggiori incertezze e alla più intensa inquietudine. Far volare il pennarello dalle mani del professore era stato stupido, lo sapeva benissimo. Eppure, che piacere aveva provato nel tormentarlo! Aveva percepito in sé un potere che la seduceva. Il seguito aveva invece tutto un altro sapore. Rivedeva l'intero film nella mente, comprendeva la propria imprudenza e ne temeva le conseguenze. Nessuna premeditazione. Solo l'istinto: era stato quello a spingerla all'azione; ciò che aveva dentro di lei si era rivelato incontrollabile. La cosa peggiore di tutte!
<<Ma cos'ho fatto?>>mormorò disperata.
Quanto al <<caso Ostrogoto>>, Oksa si sentiva ancora più smarrita. Anche se quel bruto l'aveva fatta terribilmente arrabbiare, non aveva mai avuto l'intenzione di fargli del male. Nel modo più assoluto! Nonostante l'immaginazione fertile, era comunque in grado di distinguere tra sogno e realtà! La tentazione di utilizzare i suoi nuovi poteri era enorme-e quanto era facile!-ma capiva di doverli tenere a bada sottomettendoli ai limiti e alle esigenze del mondo reale. Tuttavia, di fronte all'Ostrogoto era stato come se ogni distinzione fosse scomparsa. Quando lui l'aveva terrorizzata nei bagni, il suo massimo desiderio era stato quello di tirargli un pugno superforte nella pancia e di farlo volare a quattro metri di distanza. Ecco cosa avrebbe voluto. Soltanto con il pensiero, però. Invece era successo davvero, benché lei non avesse mosso un dito! Come avrebbe potuto, del resto? E lui? Come aveva fatto a volare via in quel modo? Non l'aveva nemmeno sfiorato... Rivide il naso sanguinante e il corpo del ragazzo accasciato contro la parete. Che violenza! Poteva restare ucciso! Sarebbe capace di arrivare a tanto? Provò un brivido al solo pensiero.


Accovacciata a terra, Oksa inspirò profondamente. Un raggio di luce rossastra filtrava dalle vetrate impolverate illuminando quel luogo insolito di un bagliore opaco. Il raggio puntava su un minuscolo lavandino incrostato che la ragazzina si sorprese a fissare con un senso di sfida. Un po' per gioco, un po' per curiosità, concentrò l'attenzione sul piccolo rubinetto. Da dove si trovava non poteva vederlo chiaramente, ma sembrava arrugginito e fuori uso. Tuttavia, sentì nascere in sé uno strano desiderio: perché non aprire quel rubinetto con la semplice forza di volontà? Non che fosse utile a qualcosa, ma era talmente confortante l'idea di potercela fare! Immobile e risoluta, chiamò a raccolta anche il pensiero più insignificante, il filo di energia più sottile. E il rubinetto non ci mise molto a cedere.
Nel giro di qualche secondo un rivolo d'acqua creò nell'aria un incredibile gorgo che si torse in graziose volute andando poi a rovesciarsi ai piedi di Oksa. Lei tese la mano verso quel complicato arabesco disegnato dal getto. L'acqua le schizzò dolcemente sul palmo, bagnandole le manica della giacca. Era incredibile, eppure non poteva esserci nulla di più reale...

Nessun commento:

Posta un commento