domenica 28 luglio 2013

Capitolo 9:Confronti

Quel lunedì mattina, Oksa e Gus filavano a tutta velocità sui roller. Oksa continuava a sentirai sottosopra. le sembrava di soffocare: il suo segreto le occupava molto spazio dentro e pareva dilatarsi di ora in ora. Più volte i piedi l'avevano condotta al telefono o al computer, e per poco non aveva ceduto alla  tentazione di raccontare tutto a Gus.
<<Va a finire che esplodo...>>si era rattristata la domenica sera accasciandosi sul letto
Per fortuna aveva dormito un sonno pesante come piombo, grazie a una pozione speciale preparata da Dragomira:  l'Elisir di Morfeo, composto da prezzemolo, vino, miele e bava d'Incompiuto, le aveva spiegato la nonna. Bava d'Incompiuto? Doveva essere uno scherzo dragomiriano, poco ma sicuro...
Quel lunedì la ragazza avrebbe dovuto affrontare due ore di lezione con il professor McGraw: matematica alle nove e fisica alle undici. Che modo barbaro di iniziare la settimana! Per consolarsi, si diceva che poi sarebbe stata tranquilla per il resto della giornata. Fino all'indomani. Che piaga, quel McGraw!
Arrivati a scuola, i due amici sistemarono i roller negli armadietti. Merlin li stava aspettando; poco più in là un gruppo di ragazze squadrò Gus, con occhi avidi e risatine nervose.
<<Che branco di galline...>>mormorò Oksa.
Di solito, questo genere di comportamento la divertiva. Quel giorno invece, chissà perché, la esasperava.
<<Chi?>>fece Gus, sempre impermeabile alle smancerie delle ragazze.
<<Ciao!>>si intromise Merlin avvicinandosi.<<Vi ho visti dall'autobus: caspita, filavate come frecce!>>
<<Capirai, Oksa praticamente è nata con le ruote ai piedi>>, rispose Gus lanciando un'occhiata divertita all'amica.
Merlin emise un fischio di ammirazione. Oksa si voltò, sentendosi le guance in fiamme.
<<Bene, forse adesso è il caso di andare...>>esclamò precipitosamente, lisciandosi le pieghe della gonna.
La prima ora di lezione di inglese con il professor Benti passò molto in fretta. A dire la verità, per gli allievi di quarta Idrogeno passò anche troppo in fretta. E, scoccate le nove, si diressero verso l'aula di scienze. Gus entrò per primo, e per primo salutò il professor McGraw, che stava piantando un chiodo nel muro.
<<Seduti e silenzio, per favore! Se ne siete capaci>>, esordì a mo' di benvenuto.
Mentre gli allievi prendevano posto, appese alla parete un piccolo quadro con l'immagine olografica di una strana e misteriosa spirale. Gesto che fece restare perplesso più di uno fra i presenti...
Dopo essersi assicurato che il chiodo tenesse saldamente, il professor McGraw si girò e fissò lo sguardo color inchiostro sui ragazzi, passandoli in rassegna a uno a uno, quasi cercasse di smascherare il colpevole di un crimine orrendo. Quell'uomo sembrava constantemente sospettare di chiunque, anche se non si capiva bene di che cosa. Dopo quell'ispezione glaciale, diede loro le spalle e scrisse l'ordine del giorno alla lavagna. All'improvviso, quel silenzio di piombo fu spezzato dal rumore di una matita che cadeva a terra. Il professor McGraw si bloccò e, senza nemmeno voltarsi, disse brutalmente:<<Signorina Beck! Ha forse bisogno di aiuto per trattenere l'estrema vitalità mattutina della sua matita, o crede dk potercela fare da sola?>>
<<Mi scusi, professore >>, balbettò la sfortunata Zelda chinandosi a raccogliere la matita.
Alcuni degli alunni si cambiarono occhiate sorprese. Altri abbassarono, terrorizzati. Oksa lanciò a Zelda un lieve sorriso di conforto. La ragazza scosse all'indietro i lunghi capelli castani e i suoi grandi occhi scuri risposero con uno sguardo disperato.
<<Prendete il quaderno>>, ordinò il professore, <<e ricopiate l'enunciato di questo esercizio.>>
Sempre girato verso la lavagna, continuò a scrivere ciò che aveva cominciato. Due minuti più tardi, si interruppe di nuovo. Si voltò a fissare Zelda che, in preda all'agitazione, aveva accidentalmente fatto scivolare lo zainetto dallo schienale della sedia.
<<Poiché lei ha deciso di disturbare la mia lezione all'infinito, signorina Beck, mi permetta di turbare a mia volta l' impiego del suo tempo affibbiandole due ore di castigo!>>
<<Ma signore, non l'ho fatto apposta!>> protestò Zelda, con le lacrime agli occhi.
<<Oh, per favore! Non pensate di commuovermi con pianti e suppliche: sono immune a queste moine.>>
<<Questo è poco ma sicuro...>> mormorò Oksa.
Il professor McGraw si girò verso di lei
<<La signorina Pollock ha forse qualche commento di cui voglia renderci tutti partecipi?>>
Oksa si bloccò stupita. Può fece un bel respiro e rispose:<<Credo che affibbiare due ore di castigo per uno zainetto che cade per terra sia un po' troppo severo>>.
Prima di rispondere, il professore lasciò spazio a un silenzio che gettò i ragazzi nel panico.
<<Signorina Pollock, per quanto eroico sia il suo intervento, la dispenso da qualsiasi giudizio>>, sibilò con voce tagliente.<<Le due ore di castigo sono assolutamente giustificate, e non sta a lei metterle in discussione. E adesso riprendiamo la lezione. L'interruzione è durata fin troppo.>>
Ricominciò a scrivere sulla lavagna con trattenuto nervosismo.
È un sopruso, disse fra sé Oksa. Di fronte alla durezza di quell'uomo glaciale si sentiva invadere dalla collera e dalla frustrazione. Eppure disponeva di tutti i mezzi per metterlo alla prova...  Fargli cascare la lavagna in testa o far svolazzare i fogli del libro posato sulla cattedra: la scelta era vasta. Poi le venne un' idea. Un attimo dopo, il pennarello  con cui il professore stava scrivendo gli volò letteralmente di mano, schizzò contro il soffitto e precipitò a terra. Per caso o di proposito? Comunque, il rumore secco prodotto dalla caduta del pennarello non mancò di colpire i nervi di McGraw. L'intera classe trattenne il fiato. Al colmo dell'esultanza, Oksa si agitò sulla sedia, i cui piedi metallici stridettero sul parquet incerato. Gusto le lanciò uno sguardo allarmato, mentre il professore si irrigidiva pericolosamente. Poi il ruggito, gutturale, spaventoso:<<SIGNORINA POLLOCK!>>
Il cuore di Oksa fece una capriola. Il professor McGraw continuava a dare le spalle, ma nessuno aveva bisogno di guardarlo in faccia per comprenderne la furia,
<<Signorina Pollock!>> ripeté con voce tonante.<<Esca dall'aula im-me-dia-ta-men-te!>>
Sul viso di Oksa il sorriso lasciò posto a un' espressione di panico. Il sangue le si ghiacciò nelle vene mentre sentiva le orecchie tapparsi sotto la pressione che schizzava alle stelle. I compagni la fissarono a bocca aperta. Nessuno capiva perché il professore se la prendesse con lei. Cercando di non mostrarsi turbata lasciò l'aula con fierezza, senza segnare di uno sguardo il terribile McGraw.


Una volta fuori, però, si sentì a disagio, furiosa e spaventata al tempo stesso per essere stata cacciata dalla classe. Vagò per un po' in corridoio, passando accanto alle aule di cui si vedeva l'interno attraverso i vetri. Il professor McGraw le aveva chiesto di uscire, ma lei non sapeva dove andare. E tutto per uno stupido scricchiolio della sedia...
È troppo, si disse, nauseata per quello che considerava un autentico abuso di potere.
Continuò a vagare per il corridoio rosicchiandosi nervosamente un'unghia. Passando davanti alle toilette, si ritrovò faccia a faccia con un tipo che usciva dai bagni dei maschi. ORRORE! Era il bruto che le aveva dato lo spintone!
<<Allora, mocciosa, fai la posta ai bagni dei maschi?>>le sbuffò sul naso, girandole intorno come un leone con la preda, e impedendole qualsiasi possibilità di fuga.
Poi, in modo del tutto inaspettato, la spinse violentemente all'interno dei bagni.
Oksa si precipitò verso il fondo andando a raggomitolarsi dentro uno dei gabinetti. Inutile tentativo, lo sapeva benissimo: era alla mercé di quell'Ostrogoto, intrappolata come un sorcio. Ma cosa voleva? Perché se la prendeva tanto con lei? Ben presto l'energumeno le fu addosso.
<<Ah, eccoti qua! Facciamo meno le furbe adesso, eh?>>sbraitò quello, fissandola con occhi neri penetranti come frecce avvelenate. <<Ti sei fatta sbattere fuori, vero? La signorina di crede il genio del secolo, guardati, invece: sei solo una mezza cartuccia!>>
<<Non ci conosciamo nemmeno! Non ti ho fatto niente, lasciami stare>>,tentò di difendersi lei.
<<E perché dovrei lasciarti stare?>>ribatté lui con cattiveria.
Spaventata, Oksa si rannicchiò nel poco spazio che le restava. Cominciò a tremare, le si annebbiò la vista, le parve di non avere mai provato tanta paura in vita sua. Nello stesso tempo, il fatto di ritrovarsi in quella situazione assurda la fece infuriare.
<<Non voglio più vederti sulla mia strada, mi rompe avere delle mocciose come te fra i piedi>>,vomitò l'Ostrogoto da quella bocca flaccida. <<Ora ti chiudo a chiave qui dentro, perché il gabinetto è l'unico posto in cui meriti di stare, tu e quei poppanti come te che si credono più fighi degli altri...>>
A quelle parole completamente prive di logica, Oksa si morsicò il labbro talmente forte da sentire il sapore ferroso del sangue. L'Ostrogoto la afferrò per il braccio e la strattonò fuori dal gabinetto. Oksa gemette. Il gorgo di terrore che le si era formato in fondo alla pancia si stava a poco a poco ingigantendo in un'onda di collera smisurata. Non si sarebbe lasciata sopraffare! All'improvviso, una delle porte sbatté violentemente contro il muro. Oksa trasalì. Ma la sua sorpresa aumentò ancora di più quando tutte le porte cominciarono a sbattere con una violenza tale da staccare pezzetti di intonaco dai muri. Un frastuono spaventoso. Stava osservando la scena a occhi sbarrati, quando l'Ostrogoto le sferrò una manata sulla schiena. Lei si voltò. Quello sembrava proprio non capire quanto la situazione fosse... anomala! Anomala e pericolosa! Tendendo una mano davanti a sé per impedirgli di avvicinarsi, lo fissò con la voglia matta di appiattirlo come una frittella. Di colpo, si udì un boato e il corpo dell'Ostrogoto iniziò ad agitarsi in preda agli spasmi. Oksa non capiva bene cosa stesse accadendo, ma non poté non accorgersi del risultato: come attaccato da una forza invisibile, l'Ostrogoto fu sollevato da terra e scagliato contro i lavandini a più di quattro metri di distanza! Ricadde contro le piastrelle con un grugnito di dolore e se ne restò a terra stordito, con il sangue che gli colava dal naso. Oksa si precipitò da lui, sconvolta e terrorizzata.
<<Non ho fatto niente! Non ti ho nemmeno toccato... Non sono stata io!>>si difese, torcendosi le mani. <<Giuro che non sono stata io, lo giuro!>>
L'Ostrogoto si rialzò a fatica strofinandosi la testa, e le lanciò uno sguardo assassino. I pantaloni, scivolati sulle anche, lasciavano spuntare un rotolino di grasso bianchiccio. Con fare brusco, si passò una mano fra i capelli neri a spazzola, e si tirò su i calzoni. Poi avanzò pesantemente verso Oksa, alzando un pugno minaccioso. In quel momento si aprì la porta: il signor Bontempi irruppe nei bagni e li guardò con aria severa.

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