giovedì 1 agosto 2013

Capitolo 11:La Tana Delle Statue

Oksa vedeva chiaramente che Gus le provava tutte pur di ritrovarsi a tu per tu con lei:. <<Cos'è successo? Hai un'aria molto strana...>> le aveva sussurrato quando l'aveva vista arrivare in mensa. Ma, subito dopo pranzo, lei si era sottratta con la scusa di andare in bagno. Che sciocchezza, c'era stata dieci minuti prima! Non volendo passare per sciocco, Gus aveva cercato di trattenerla. Troppo tardi: lei si era già dileguata...
Il primo giorno di scuola, approfittando del proprio ruolo di anziano del St Proximus, Merlin aveva condotto Gus, Oksa e Zelda in visita, guidandoli attraverso i labirinti della scuola. Un posto più di tutti aveva colpito Oksa: il locale dove erano conservate le vecchie statue danneggiate, che il gruppetto aveva subito battezzato <<la tana delle statue>>. Ansiosa di fuggire alle domande di Gus, Oksa fece fatica a ricordarne l'ubicazione. Ma appena ne ebbe varcata la soglia, capì di aver scelto il luogo ideale per isolarsi. Da quella antica cella monastica emanava un'atmosfera strana e appartata, perfettamente adeguata al suo stato d'animo. In quell'oscurità appena incrinata dalla luce delle vetrate, lei si richiuse per quasi un'ora, addossata al busto di un santo sconosciuto.
Dopo l'infelice incidente con l'abominevole McGraw, si sentiva in preda alle peggiori incertezze e alla più intensa inquietudine. Far volare il pennarello dalle mani del professore era stato stupido, lo sapeva benissimo. Eppure, che piacere aveva provato nel tormentarlo! Aveva percepito in sé un potere che la seduceva. Il seguito aveva invece tutto un altro sapore. Rivedeva l'intero film nella mente, comprendeva la propria imprudenza e ne temeva le conseguenze. Nessuna premeditazione. Solo l'istinto: era stato quello a spingerla all'azione; ciò che aveva dentro di lei si era rivelato incontrollabile. La cosa peggiore di tutte!
<<Ma cos'ho fatto?>>mormorò disperata.
Quanto al <<caso Ostrogoto>>, Oksa si sentiva ancora più smarrita. Anche se quel bruto l'aveva fatta terribilmente arrabbiare, non aveva mai avuto l'intenzione di fargli del male. Nel modo più assoluto! Nonostante l'immaginazione fertile, era comunque in grado di distinguere tra sogno e realtà! La tentazione di utilizzare i suoi nuovi poteri era enorme-e quanto era facile!-ma capiva di doverli tenere a bada sottomettendoli ai limiti e alle esigenze del mondo reale. Tuttavia, di fronte all'Ostrogoto era stato come se ogni distinzione fosse scomparsa. Quando lui l'aveva terrorizzata nei bagni, il suo massimo desiderio era stato quello di tirargli un pugno superforte nella pancia e di farlo volare a quattro metri di distanza. Ecco cosa avrebbe voluto. Soltanto con il pensiero, però. Invece era successo davvero, benché lei non avesse mosso un dito! Come avrebbe potuto, del resto? E lui? Come aveva fatto a volare via in quel modo? Non l'aveva nemmeno sfiorato... Rivide il naso sanguinante e il corpo del ragazzo accasciato contro la parete. Che violenza! Poteva restare ucciso! Sarebbe capace di arrivare a tanto? Provò un brivido al solo pensiero.


Accovacciata a terra, Oksa inspirò profondamente. Un raggio di luce rossastra filtrava dalle vetrate impolverate illuminando quel luogo insolito di un bagliore opaco. Il raggio puntava su un minuscolo lavandino incrostato che la ragazzina si sorprese a fissare con un senso di sfida. Un po' per gioco, un po' per curiosità, concentrò l'attenzione sul piccolo rubinetto. Da dove si trovava non poteva vederlo chiaramente, ma sembrava arrugginito e fuori uso. Tuttavia, sentì nascere in sé uno strano desiderio: perché non aprire quel rubinetto con la semplice forza di volontà? Non che fosse utile a qualcosa, ma era talmente confortante l'idea di potercela fare! Immobile e risoluta, chiamò a raccolta anche il pensiero più insignificante, il filo di energia più sottile. E il rubinetto non ci mise molto a cedere.
Nel giro di qualche secondo un rivolo d'acqua creò nell'aria un incredibile gorgo che si torse in graziose volute andando poi a rovesciarsi ai piedi di Oksa. Lei tese la mano verso quel complicato arabesco disegnato dal getto. L'acqua le schizzò dolcemente sul palmo, bagnandole le manica della giacca. Era incredibile, eppure non poteva esserci nulla di più reale...

Capitolo 10:Un Umore Tempestoso

<<Cos'è questo baccano?>>tuonò il signor Bontempi. <<Vi si sente in tutta la scuola!>>
<<Ci scusi, signore>>, intervenne l'Ostrogoto. <<La porta era bloccata, non riuscivo a chiuderla e un colpo di corrente le ha fatte sbattere tutte.>>
<<Uhm...>>fece il preside, guardandosi intorno. <<Che ci fa nei bagni dei maschi, signorina Pollock>>domandò, mentre lei cercava di farsi minuscola. <<Dovrebbe essere in classe!>>
Guardò l'Ostrogoto che si tamponava il naso con un asciugamano, poi i suoi occhi tornarono sulla ragazzina.
<<Cosa stavate combinando voi due? Avete fatto a botte?>>chiese tra il sospettoso e il preoccupato.
Oksa, interdetta e confusa, fu incapace di pronunciare una singola parola. Sono la ragazza più pericolosa del mondo, non riesco a controllare i miei poteri... era tutto ciò che in quel momento avrebbe potuto dire. L'Ostrogoto le lanciò un'occhiata astiosa, poi, con una risatina, rispose:<<A botte? Oh no, signore! Il professor Lamaire mi ha autorizzato a lasciare la lezione perché mi usciva il sangue dal naso. Ho incontrato in corridoio Oksa Pollock che mi ha accompagnato qui in bagno per assistermi>>.
Nell'udire l'Ostrogoto mentire in quel modo, Oksa rimase interdetta. L'unica verità in quelle parole era il suo nome! A proposito, come faceva a conoscerlo? E perché mai raccontava simili frottole al signor Bontempi?
Certe connessioni del cervello di lui dovevano aver subìto un danno nel momento dell'incidente, non si spiegava altrimenti! Che interesse poteva avere nel nascondere la verità? Per non parlare dell'occasione d'oro che aveva avuto di metterla nei guai. Ma forse quella non era la prima volta che succedeva e tutte quelle menzogne gli servivano solo a coprire... se stesso.
<<E' così, signorina Pollock? Non c'è stata alcuna zuffa?>>
<<No, signore>>,rispose Oksa con calma, sebbene il cuore le battesse all'impazzata. <<Sarei davvero incapace di fare a botte con un ragazzo così robusto!>>aggiunse con una smorfia, evitando con cura gli occhi del personaggio in questione.
Si maledì per aver fatto la parte di una simile lagna. Certo che era capace di fare a botte! E ne aveva appena dato prova...
<<In effetti non la immagino proprio nei panni di un pugile!>>sottolineò il signor Bontempi, contraddicendo a voce alta i pensieri di Oksa. <<Bene, giovanotto, dovrebbe fare un salto in infermeria.>>
<<Non è necessario, signore>>,rispose l'Ostrogoto. <<Torno in classe. Va molto meglio.>>
Detto questo girò sui tacchi, uscì dai bagni rigido come un palo e non degnò Oksa nemmeno di uno sguardo. Una volta uscito, il signor Bontempi riprese l'interrogatorio.
<<E lei, signorina Pollock, cosa ci faceva nel corridoio a quest'ora? Andava in bagno pure lei?>>
<<No, signore. Ero stata... cacciata dall'aula dal pro... professor McGraw>>, balbettò, troppo turbata per inventare qualsiasi frase che non fosse la pura verità.
<<Cacciata? Oh!... E perché mai?>>ribatté il signor Bontempi accigliato,
<<Non lo so, signore>>, rispose lei con un filo di voce.
<<Come sarebbe, non lo sa?>>
<<Mi ha detto di uscire dalla classe e basta, signore.>>
<<E' inaudito...>>bofonchiò lui tra i denti.
La osservò con un po' più di attenzione: aveva un'aria troppo inoffensiva; perché uno come McGraw l'aveva sbattuta fuori dalla classe? Si domandava cosa avesse mai potuto suscitare un provvedimento tanto severo. Un'allieva nuova, poi...
<<Venga con me.>>
Il preside la guidò posandole una mano sulla spalla. Quando Oksa capì che si stavano dirigendo verso l'aula di scienze, sentì crescere la disperazione.
<<Oh, no, pietà>>si lasciò scappare.
Il signor Bontempi doveva avere l'orecchio particolarmente fine perché udì quelle parole, anche se appena mormorate.
<<Perché 'pietà', signorina Pollock? E' tanto terribile, il professor McGraw?>>
<<No, no, signore...>>mentì lei.
Percorreva il corridoio con il colonnato che dava sul cortile in compagnia del preside come se stesse camminando sui carboni ardenti. La rabbia e la preoccupazione le esplodevano dentro, scorrendo nelle vene come un veleno. La disavventura nei bagni l'aveva molto turbata e non aveva alcuna voglia che McGraw aggiungesse un carico supplementare. Il preside si bloccò all'improvviso e, sporgendosi verso il cortile, guardò il cielo e mormorò:<<Accidenti, sembra proprio che si stia preparando un bell'acquazzone...>>
In effetti, nuvoloni spessi e neri stavano oscurando il cielo. In un battibaleno divenne buio. Sebbene fossero solo le dieci del mattino, sembrava che stesse calando la notte. Nelle aule si accesero le luci, rischiarando i corridoi. Oksa avvertì un brivido percorrerle la schiena, quando all'esterno si abbatté con furia una pioggia violenta.
Giunsero infine davanti alla porta dell'aula di scienze. Dopo aver bussato due volte, il signor Bontempi entrò in classe. Gli allievi si alzarono facendo stridere le sedie sul parquet, esattamente come poco prima aveva fatto lei. Accidenti, al signor McGraw non farà per niente piacere; di certo le cose per me non si mettono al meglio...pensò Oksa desiderando con tutta se stessa di diventare invisibile. Chissà se quei suoi nuovi poteri glielo avrebbero permesso!
<<Signor preside, cosa posso...>>
<<Professor McGraw, questa alunna vagava sperduta per i corridoi e volevo assicurarmi che ritrovasse la sua classe>>,lo interruppe il signor Bontempi, sorvolando sull'episodio nel bagno dei maschi.
<<La signorina Pollock non vagava sperduta, signor preside, l'avevo cacciata dall'aula>>, precisò secco McGraw.
<<Chiedo scusa>>, lo interruppe il signor Bontempi. <<Non credo di aver sentito bene, questa pioggia fa un baccano d'inferno...>>
McGraw ripeté quello che aveva appena detto, alzando la voce per coprire oltre fracasso della pioggia scrosciante. Era molto pallido, in preda a evidenti sforzi per contenere la rabbia.
<<E cosa avrà mai fatto la signorina Pollock per meritare di essere cacciata?>> insistette il signor Bontempi in tono neutro.
<<È acqua passata, signore>>, mormorò McGraw bianco di collera. <<Voglia riprendere il suo posto, signorina Pollock.>>
E per la prima volta dall'intervento del preside, lo sguardo di McGraw incrociò quello di Oksa. Uno sguardo cupo e sinistro che la ragazza percepì come un graffio. Sentì il cervello congelarsi per poi esplodere. Un dolore lancinante, come se dei lampo affilati le lavorassero la scatola cranica. Improvvisamente si udì un tuono tremendo, seguito da un lampo folgorante che sferzò il cielo color inchiostro. Si spensero tutte le luci e dalle aule si udirono delle grida.


<<Bontà divina!>>esclamò il signor Bontempi. <<I fusibili che saltano, ci mancava anche questa!>>
Assordata dal frastuono della tempesta, e approfittando dell'oscurità nella quale l'intera scuola era piombata, Oksa uscì dall'aula la cui porta rimasta aperta stava sbattendo contro il muro. Mentre i tre piani di loggiato venivano spazzati da una potente corrente d'aria, gli allievi in preda al panico si precipitavano all'uscita delle aule. Oksa si avvicinò al parapetto e osservò il cielo con un misto di fascino e terrore. Le nuvole nere liberavano lampi terribili che si succedevano a ritmo sostenuto, rischiarando a intermittenza il cortile e le statue di pietra.
<<E' arrivato il diluvio universale!>>gridò un ragazzo accanto a lei.
<<La fine del mondo!>>rincarò un altro, filando a nascondersi in classe.
Quanto a Oksa, non riusciva a staccare gli occhi da quello spettacolo apocalittico. La violenza degli elementi aveva la stessa intensità di ciò che provava lei e, sebbene atterrita, si sentiva in perfetta armonia con quel cielo nero lacerato dai fulmini.
<<Non ho mai visto un temporale così forte>>,commentò qualcuno lì vicino.
Oksa si girò e riconobbe Merlin.
-E' infernale!>>gridò lei per farsi sentire. <<Vieni via, può essere pericoloso!>>
Il temporale non durò a lungo: qualche minuto più tardi la pioggia cessò, e le nuvole si dissolsero per lasciare spazio a un limpido cielo blu. Gli alunni, elettrizzati da quella interruzione, raggiunsero infine le proprie aule, e le lezioni ripresero in una calma un po' perturbata. Oksa si rannicchiò sulla sedia e, consapevole di esser stata risparmiata per ben tre volte-dall'Ostrogoto, da Bontempi e da McGraw-, si ripromise di non muovere più un muscolo fino al termine della lezione.


Durante la pausa i discorsi si concentrarono su due temi. Prima di tutto il temporale, le cui tracce erano ancora ben visibili: il cortile fradicio era cosparso di tegole rotte e sulla pavimentazione irregolare si erano formate delle pozze d'acqua. Il secondo argomento era nientemeno che Oksa. L'avevano vista in molti rientrare in classe scortata dal preside, e i pettegolezzi si sprecavano.
<<Brava>>,fece Gus. <<Mi hai fatto prendere di nuovo una strizza tremenda! Nessuno capisce cos'è successo, e il risultato è che ci vai di mezzo tu... non è giusto! In più, per una come te che odia farsi notare, è proprio un bel risultato!>>
<<Lo so, sono disperata... è un disastro>>,replicò Oksa avvilita.
<<Perché?>>intervenne Merlin, osservandola con attenzione. <<Meriteresti di esser portata in trionfo per aver tenuto testa a McGraw!>>
<<Brava, Oksa!>>si congratulò un altro compagno unendosi al gruppo. <<Hai osato dire a voce alta quello che pensavamo tutti! Quel McGraw sta davvero esagerando...>>
<<Finirà per darsi una calmata, sai>>,la rassicurò Zelda. <<Il preside non sembrava affatto contento di lui. Soprattutto visto che non avevi fatto niente!>>
<<Neppure tu, se è per questo>>,ribatté giustamente Oksa.
Stava per aggiungere che anche McGraw era stato maldestro nel lasciare che gli <<fuggisse>> il pennarello. Ma poiché su quell'episodio non si sentiva la coscienza molto pulita, preferì farlo passare sotto silenzio.
<<Roba da matti!>>aggiunse Merlin con aria scandalizzata.
Gus guardò desolato Oksa con la coda dell'occhio, mentre lei si rattrappiva ancora di più dietro il banco.


Passò il resto della giornata nel modo più discreto possibile, concentrandosi sulle lezioni, inclusa quella del professor McGraw che chiudeva la mattinata. Quest'ultimo le facilitò il compito, poiché per l'intera ora fece come se Oksa non esistesse. Non ne incrociò lo sguardo una sola volta. E nemmeno una volta rivolse commenti sgarbati a qualcuno. Sconcertati ma sollevati, i ragazzi approfittarono di quella tregua per seguire con la massima attenzione le parole di quel bizzarro professore.
<<Signor Poicassé e signorina Pollock, voi rimarrete in classe per sistemare i materiali>>,annunciò al suono della campanella.
Oksa guardò Gus con aria affranta. Quella giornata era tanto penosa quando interminabile.
<<Coraggio!>>lei mormorò Gus. <<Ci rivediamo in mensa, d'accordo?>>
<<D'accordo>>,replicò Oksa.
E mentre lei cominciava a raccogliere le provette sparse sul tavolo dal lavoro, Merlin risciacquava delle pipette.
<<Lo sai cosa pensava Einstein?>>le chiese all'improvviso.
<<No, non lo so>> rispose Oksa, lieta per quel diversivo.
<<Be', è incredibile. Lo si conosce soprattutto per la teoria della relatività, ma quell'uomo era un verso visionario: per esempio, aveva intuito la possibilità di utilizzare l'energia solare...>>
<<Sono assolutamente d'accordo con lei!>>echeggiò la voce del professor McGraw.
Oksa si raggelò, e Merlin perse tutto il suo contegno: nessuno dei due aveva sentito entrare il professore.
<<Cos'è che le piace così tanto di Eistein?>>proseguì quest'ultimo, con un'insolita luce nel viso.
La semplice menzione del grande scienziato aveva trasformato il rigido McGraw in un uomo sollecito e animato, pronto ad ascoltare quel suo giovane allievo.
<<E' soprattutto il suo lavoro sulla luce che mi interessa>>,rispose Merlin arrossendo, sorpreso e turbato da quell'improvviso interesse nei suoi confronti.
Dopo averlo osservato un momento, McGraw lo incoraggiò a proseguire.
<<Cosa sa del lavoro di Einstein?>>
Merlin esitò, poi si lasciò convincere dalla curiosità che leggeva negli occhi del professore.
<<Ha dimostrato che la luce poteva esser paragonata a un'onda o a una corrente di particelle...>>
<<Capisco come l'argomento la interessi, io stesso nutro una grande passione per quel magnifico scienziato e per il suo studio sull'effetto fotoelettrico. Ho lavorato per la CIA, e posso dirle che le applicazioni che si possono convincere partendo dalle teorie di Einstein sono davvero numerose, soprattutto in campo militare.>>
Trascinato dall'entusiasmo, fece un ampio gesto con la mano che colpì il flacone pieno di un liquido azzurrognolo sulla cattedra, facendolo volare per aria. Oksa non poté impedirsi di intervenire: il flacone si bloccò a due metri da terra, restando perfettamente in verticale, poi tornò a posto sul ripiano della cattedra da dove era partito. Tutto in meno di due secondi, e senza che nessuno fosse intervenuto... manualmente. Oksa si morse il labbro, esterrefatta per quel suo grossolano errore. Merlin continuava a risciacquare le pipette: da parte sua nulla da tenere. Per quanto riguardava McGraw, invece... Accidenti! Il professore teneva gli occhi inchiodati su di lei con aria impassibile. Impassibile! Aveva visto tutto, Oksa lo sapeva. Eppure se ne restava là, imperturbabile, come se quello che era appena accaduto sotto i suoi occhi fosse normale!
<<Riparleremo di Einstein più avanti, se non vi dispiace...>>concluse infine. <<Adesso, raggiungete i vostri ocmpagni.>>
Oksa non se lo fece dire due volte. Sconcertata, raccolse lo zaino e, con il cuore che le batteva forte, uscì in tutta fretta tallonata da Merlin.

domenica 28 luglio 2013

Capitolo 9:Confronti

Quel lunedì mattina, Oksa e Gus filavano a tutta velocità sui roller. Oksa continuava a sentirai sottosopra. le sembrava di soffocare: il suo segreto le occupava molto spazio dentro e pareva dilatarsi di ora in ora. Più volte i piedi l'avevano condotta al telefono o al computer, e per poco non aveva ceduto alla  tentazione di raccontare tutto a Gus.
<<Va a finire che esplodo...>>si era rattristata la domenica sera accasciandosi sul letto
Per fortuna aveva dormito un sonno pesante come piombo, grazie a una pozione speciale preparata da Dragomira:  l'Elisir di Morfeo, composto da prezzemolo, vino, miele e bava d'Incompiuto, le aveva spiegato la nonna. Bava d'Incompiuto? Doveva essere uno scherzo dragomiriano, poco ma sicuro...
Quel lunedì la ragazza avrebbe dovuto affrontare due ore di lezione con il professor McGraw: matematica alle nove e fisica alle undici. Che modo barbaro di iniziare la settimana! Per consolarsi, si diceva che poi sarebbe stata tranquilla per il resto della giornata. Fino all'indomani. Che piaga, quel McGraw!
Arrivati a scuola, i due amici sistemarono i roller negli armadietti. Merlin li stava aspettando; poco più in là un gruppo di ragazze squadrò Gus, con occhi avidi e risatine nervose.
<<Che branco di galline...>>mormorò Oksa.
Di solito, questo genere di comportamento la divertiva. Quel giorno invece, chissà perché, la esasperava.
<<Chi?>>fece Gus, sempre impermeabile alle smancerie delle ragazze.
<<Ciao!>>si intromise Merlin avvicinandosi.<<Vi ho visti dall'autobus: caspita, filavate come frecce!>>
<<Capirai, Oksa praticamente è nata con le ruote ai piedi>>, rispose Gus lanciando un'occhiata divertita all'amica.
Merlin emise un fischio di ammirazione. Oksa si voltò, sentendosi le guance in fiamme.
<<Bene, forse adesso è il caso di andare...>>esclamò precipitosamente, lisciandosi le pieghe della gonna.
La prima ora di lezione di inglese con il professor Benti passò molto in fretta. A dire la verità, per gli allievi di quarta Idrogeno passò anche troppo in fretta. E, scoccate le nove, si diressero verso l'aula di scienze. Gus entrò per primo, e per primo salutò il professor McGraw, che stava piantando un chiodo nel muro.
<<Seduti e silenzio, per favore! Se ne siete capaci>>, esordì a mo' di benvenuto.
Mentre gli allievi prendevano posto, appese alla parete un piccolo quadro con l'immagine olografica di una strana e misteriosa spirale. Gesto che fece restare perplesso più di uno fra i presenti...
Dopo essersi assicurato che il chiodo tenesse saldamente, il professor McGraw si girò e fissò lo sguardo color inchiostro sui ragazzi, passandoli in rassegna a uno a uno, quasi cercasse di smascherare il colpevole di un crimine orrendo. Quell'uomo sembrava constantemente sospettare di chiunque, anche se non si capiva bene di che cosa. Dopo quell'ispezione glaciale, diede loro le spalle e scrisse l'ordine del giorno alla lavagna. All'improvviso, quel silenzio di piombo fu spezzato dal rumore di una matita che cadeva a terra. Il professor McGraw si bloccò e, senza nemmeno voltarsi, disse brutalmente:<<Signorina Beck! Ha forse bisogno di aiuto per trattenere l'estrema vitalità mattutina della sua matita, o crede dk potercela fare da sola?>>
<<Mi scusi, professore >>, balbettò la sfortunata Zelda chinandosi a raccogliere la matita.
Alcuni degli alunni si cambiarono occhiate sorprese. Altri abbassarono, terrorizzati. Oksa lanciò a Zelda un lieve sorriso di conforto. La ragazza scosse all'indietro i lunghi capelli castani e i suoi grandi occhi scuri risposero con uno sguardo disperato.
<<Prendete il quaderno>>, ordinò il professore, <<e ricopiate l'enunciato di questo esercizio.>>
Sempre girato verso la lavagna, continuò a scrivere ciò che aveva cominciato. Due minuti più tardi, si interruppe di nuovo. Si voltò a fissare Zelda che, in preda all'agitazione, aveva accidentalmente fatto scivolare lo zainetto dallo schienale della sedia.
<<Poiché lei ha deciso di disturbare la mia lezione all'infinito, signorina Beck, mi permetta di turbare a mia volta l' impiego del suo tempo affibbiandole due ore di castigo!>>
<<Ma signore, non l'ho fatto apposta!>> protestò Zelda, con le lacrime agli occhi.
<<Oh, per favore! Non pensate di commuovermi con pianti e suppliche: sono immune a queste moine.>>
<<Questo è poco ma sicuro...>> mormorò Oksa.
Il professor McGraw si girò verso di lei
<<La signorina Pollock ha forse qualche commento di cui voglia renderci tutti partecipi?>>
Oksa si bloccò stupita. Può fece un bel respiro e rispose:<<Credo che affibbiare due ore di castigo per uno zainetto che cade per terra sia un po' troppo severo>>.
Prima di rispondere, il professore lasciò spazio a un silenzio che gettò i ragazzi nel panico.
<<Signorina Pollock, per quanto eroico sia il suo intervento, la dispenso da qualsiasi giudizio>>, sibilò con voce tagliente.<<Le due ore di castigo sono assolutamente giustificate, e non sta a lei metterle in discussione. E adesso riprendiamo la lezione. L'interruzione è durata fin troppo.>>
Ricominciò a scrivere sulla lavagna con trattenuto nervosismo.
È un sopruso, disse fra sé Oksa. Di fronte alla durezza di quell'uomo glaciale si sentiva invadere dalla collera e dalla frustrazione. Eppure disponeva di tutti i mezzi per metterlo alla prova...  Fargli cascare la lavagna in testa o far svolazzare i fogli del libro posato sulla cattedra: la scelta era vasta. Poi le venne un' idea. Un attimo dopo, il pennarello  con cui il professore stava scrivendo gli volò letteralmente di mano, schizzò contro il soffitto e precipitò a terra. Per caso o di proposito? Comunque, il rumore secco prodotto dalla caduta del pennarello non mancò di colpire i nervi di McGraw. L'intera classe trattenne il fiato. Al colmo dell'esultanza, Oksa si agitò sulla sedia, i cui piedi metallici stridettero sul parquet incerato. Gusto le lanciò uno sguardo allarmato, mentre il professore si irrigidiva pericolosamente. Poi il ruggito, gutturale, spaventoso:<<SIGNORINA POLLOCK!>>
Il cuore di Oksa fece una capriola. Il professor McGraw continuava a dare le spalle, ma nessuno aveva bisogno di guardarlo in faccia per comprenderne la furia,
<<Signorina Pollock!>> ripeté con voce tonante.<<Esca dall'aula im-me-dia-ta-men-te!>>
Sul viso di Oksa il sorriso lasciò posto a un' espressione di panico. Il sangue le si ghiacciò nelle vene mentre sentiva le orecchie tapparsi sotto la pressione che schizzava alle stelle. I compagni la fissarono a bocca aperta. Nessuno capiva perché il professore se la prendesse con lei. Cercando di non mostrarsi turbata lasciò l'aula con fierezza, senza segnare di uno sguardo il terribile McGraw.


Una volta fuori, però, si sentì a disagio, furiosa e spaventata al tempo stesso per essere stata cacciata dalla classe. Vagò per un po' in corridoio, passando accanto alle aule di cui si vedeva l'interno attraverso i vetri. Il professor McGraw le aveva chiesto di uscire, ma lei non sapeva dove andare. E tutto per uno stupido scricchiolio della sedia...
È troppo, si disse, nauseata per quello che considerava un autentico abuso di potere.
Continuò a vagare per il corridoio rosicchiandosi nervosamente un'unghia. Passando davanti alle toilette, si ritrovò faccia a faccia con un tipo che usciva dai bagni dei maschi. ORRORE! Era il bruto che le aveva dato lo spintone!
<<Allora, mocciosa, fai la posta ai bagni dei maschi?>>le sbuffò sul naso, girandole intorno come un leone con la preda, e impedendole qualsiasi possibilità di fuga.
Poi, in modo del tutto inaspettato, la spinse violentemente all'interno dei bagni.
Oksa si precipitò verso il fondo andando a raggomitolarsi dentro uno dei gabinetti. Inutile tentativo, lo sapeva benissimo: era alla mercé di quell'Ostrogoto, intrappolata come un sorcio. Ma cosa voleva? Perché se la prendeva tanto con lei? Ben presto l'energumeno le fu addosso.
<<Ah, eccoti qua! Facciamo meno le furbe adesso, eh?>>sbraitò quello, fissandola con occhi neri penetranti come frecce avvelenate. <<Ti sei fatta sbattere fuori, vero? La signorina di crede il genio del secolo, guardati, invece: sei solo una mezza cartuccia!>>
<<Non ci conosciamo nemmeno! Non ti ho fatto niente, lasciami stare>>,tentò di difendersi lei.
<<E perché dovrei lasciarti stare?>>ribatté lui con cattiveria.
Spaventata, Oksa si rannicchiò nel poco spazio che le restava. Cominciò a tremare, le si annebbiò la vista, le parve di non avere mai provato tanta paura in vita sua. Nello stesso tempo, il fatto di ritrovarsi in quella situazione assurda la fece infuriare.
<<Non voglio più vederti sulla mia strada, mi rompe avere delle mocciose come te fra i piedi>>,vomitò l'Ostrogoto da quella bocca flaccida. <<Ora ti chiudo a chiave qui dentro, perché il gabinetto è l'unico posto in cui meriti di stare, tu e quei poppanti come te che si credono più fighi degli altri...>>
A quelle parole completamente prive di logica, Oksa si morsicò il labbro talmente forte da sentire il sapore ferroso del sangue. L'Ostrogoto la afferrò per il braccio e la strattonò fuori dal gabinetto. Oksa gemette. Il gorgo di terrore che le si era formato in fondo alla pancia si stava a poco a poco ingigantendo in un'onda di collera smisurata. Non si sarebbe lasciata sopraffare! All'improvviso, una delle porte sbatté violentemente contro il muro. Oksa trasalì. Ma la sua sorpresa aumentò ancora di più quando tutte le porte cominciarono a sbattere con una violenza tale da staccare pezzetti di intonaco dai muri. Un frastuono spaventoso. Stava osservando la scena a occhi sbarrati, quando l'Ostrogoto le sferrò una manata sulla schiena. Lei si voltò. Quello sembrava proprio non capire quanto la situazione fosse... anomala! Anomala e pericolosa! Tendendo una mano davanti a sé per impedirgli di avvicinarsi, lo fissò con la voglia matta di appiattirlo come una frittella. Di colpo, si udì un boato e il corpo dell'Ostrogoto iniziò ad agitarsi in preda agli spasmi. Oksa non capiva bene cosa stesse accadendo, ma non poté non accorgersi del risultato: come attaccato da una forza invisibile, l'Ostrogoto fu sollevato da terra e scagliato contro i lavandini a più di quattro metri di distanza! Ricadde contro le piastrelle con un grugnito di dolore e se ne restò a terra stordito, con il sangue che gli colava dal naso. Oksa si precipitò da lui, sconvolta e terrorizzata.
<<Non ho fatto niente! Non ti ho nemmeno toccato... Non sono stata io!>>si difese, torcendosi le mani. <<Giuro che non sono stata io, lo giuro!>>
L'Ostrogoto si rialzò a fatica strofinandosi la testa, e le lanciò uno sguardo assassino. I pantaloni, scivolati sulle anche, lasciavano spuntare un rotolino di grasso bianchiccio. Con fare brusco, si passò una mano fra i capelli neri a spazzola, e si tirò su i calzoni. Poi avanzò pesantemente verso Oksa, alzando un pugno minaccioso. In quel momento si aprì la porta: il signor Bontempi irruppe nei bagni e li guardò con aria severa.